La Settimana Europea delle Startup raccontata dagli organizzatori di Vulcanìc

Oltre 40 paesi, 230+ città, migliaia di innovatori uniti in una settimana di grande confronto. La tappa catanese della Startup Europe Week si è conclusa con una grande promessa: mettere in rete molti attori dell’ecosistema locale e costruire solide basi per un futuro di eccellenza.

SEW Catania si è sviluppata in due giornate, la prima delle quali presso Vulcanìc, dove al mattino INVITALIA e Fondo Jeremie, gestito da Impact Hub in collaborazione con Banca Popolare Etica, hanno incontrato una ventina tra startup e aspiranti imprenditori per lo screening dei progetti di impresa interessati agli strumenti finanziari disponibili. Il vero cuore dell’evento è stato il pomeriggio dedicato alla mappatura dell’ecosistema, a cura di un tavolo di esperti del pubblico e privato.

Tre domande stimolo hanno dato vita all’incontro:  Logo Startup WEEK-01

Esiste un ecosistema startup a Catania?

Qual è il suo stato di Salute?

Come sarà nel 2021?

 

Il tavolo è stato organizzato in forma di Delphi, un modello revisionale sistematico e interattivo di facilitazione basato su input di esperti: una tecnica per predire collettivamente il futuro, un metodo che riconosce il valore dell’opinione, dell’esperienza e dell’intuizione degli esperti. Le premesse hanno analizzato dati e settori chiave nei quali le startup catanesi si esprimono con maggiore frequenza ed efficacia, i fattori abilitanti e i fattori frenanti alla nascita e l’attecchimento delle startup, infine il livello di responsabilità sociale perseguito.

Tanti gli stimoli, come da chi ha sottolieneato le sfide, le difficoltà oggettive e i fattori frenanti del nostro ecosistema, nell’assenza di strategia complessiva o di una vera voglia di fare sistema, come Marco Galvagno di Contamination Lab (UniCT), Francesco Cappello di Enterprise Europe Network (EEN) della Commissione Europea o Antonio Musumeci di Youthub Catania, a chi ha dato più risalto al fermento bottom up e alla dinamicità, anche un po’ caotica, del nostro contesto, come Rosario Faraci di UniCT o, con uno sguardo dall’esterno, Alfredo Bruni di Invitalia ed Ezio Chiari di Intesa San Paolo. Da chi ha dato ulteriori segnali di ottimismo, raccontando un sistema che si ibrida, si sperimenta, si ingaggia e si mette in gioco nella scommessa della ripresa, come Fabrizio Casicci di Confindustria, Pietro Ambra di Confcommercio o Emanuele Spampinato del Consorzio Etna Hi-Tech a chi, come Salvo Sichili di ConfStartup di Confcommercio, ha fatto notare come questo fermento faccia magari nascere nuove realtà ma difficilmente le faccia crescere. Da chi ha sottolineato l’imprescindibilità del mondo delle start up dall’economia convenzionale, fatta di comparti classici e trainanti del nostro territorio, primi fra tutti la filiera dell’agroalimentare, i servizi alla persona e il turismo, come fra altri Luciano Ventura di Confcooperative, a chi si è interrogato sul ruolo del sistema pubblico e sul rischio di creare mode effimere con startup che giocano a fare impresa senza diventarlo o costrette a rimanerlo, incrementando nuove forme di assistenzialismo, come Davide Crimi di Centro Europe Direct del Comune di Catania o Dario Zappalà di Confcommercio Giovani e Co-founder Omnia. Chi ha posto l’accento sulla esigenza di un dialogo intergenerazionale e fra grandi e piccole imprese, come Dario Maccarrone di  Tim #WCAP, o sulla mancanza di collaborazione, e di una cultura della responsabilità sociale d’impresa, come sottolineato da Elita Schillaci di UniCT e fondatrice della Sicilian Venture Philantropy o sulla esigenza di stimolare nei giovani e negli studenti una cultura di impresa responsabile, come Giuseppe Vasta di Unicredit.

 

 

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Il tavolo di esperti di Startup Europe Week Catania

 

I risultati del tavolo hanno portato a delle interessanti conclusioni, sintetizzate in 12 punti:

  1. Esiste un ecosistema per le startup a Catania, ma non è ancora all’altezza delle aspettative.
  2. Si tratta di un fenomeno bottom-up ed essenzialmente spontaneo, capace più di far nascere che di far crescere e sviluppare le imprese.
  3. Il contesto locale mostra segnali positivi tanto da risultare interessante all’occhio di osservatori esterni; tuttavia sono molti i margini di miglioramento.
  4. Varie fonti affermano che negli ultimi due anni si è registrato un trend di miglioramento sia quantitativo, sia qualitativo delle startup e dei progetti di impresa nati nell’ecosistema locale.
  5. Guardando alla città come a un puzzle, i pezzi sembrano esserci tutti (incubatori, acceleratori, università, banche, settore produttivo, leggi e programmi) anche se al momento si dispongono sul tavolo in modo disordinato e sconnesso.
  6. La spinta alla crescita delle startup locali è nel loro saper costruire un dialogo con l’economia tradizionale, con gli asset tipici del territorio. Dal commercio, al family business, all’impresa sociale.
  7. Un valore aggiunto sta nella loro capacità di generare impatto e innovazione, anche oltre il concetto dell’innovazione tecnologica e abilitante propriamente intesa.
  8. Occorre evitare di vendere miti, di incentivare mode o forme di assistenzialismo 2.0 attraverso premi e risorse scollegati da percorsi o processi di accompagnamento e crescita strutturati, o un perseverare nella logica del finanziamento a fondo perduto.
  9. Occorre prendere coscienza del ruolo dell’ecosistema locale nel contesto più ampio, in una prospettiva glocale, capace di mettere in relazione l’esperienza di Catania con quelle di altri poli di innovazione, quindi infrangere il provincialismo e creare ponti per l’ascesa delle nostre startup.
  10. Occorre far dialogare le grandi aziende con le startup, affinché le une non cannibalizzino le altre e così nuovi processi e modelli produttivi e di investimento possano essere sperimentati insieme.
  11. Occorre dotare l’ecosistema di strumenti abilitanti: oltre ai fondi e alle risorse, tutto sommato più disponibili adesso rispetto al passato, occorre sfruttare i luoghi dove promuovere queste complementarietà (non solo incubatori, ma anche contratti di rete, consorzi, partenariati strategici, ecc…).
  12. Infine e soprattutto occorre trovare il modo di far emergere una nuova cultura della collaborazione, nella quale condividere linguaggi (indicatori e obiettivi), riconoscere vantaggi reciproci di medio e lungo termine, favorire prospettive win-to-win per dispiegare tutto il potenziale dell’ecosistema.

Questi i risultati della prima giornata, ai quali sono seguite proposte concrete da parte di alcuni dei protagonisti del tavolo di lavoro. Risultati poi condivisi nella seconda giornata di SEW presso l’aula magna del Dipartimento di Economia dell’Università di Catania dove, in una serie di panel, investitori, imprese e associazioni di categoria si sono confrontati con una rappresentanza delle startup locali.

 

SEWeek16

Ottime premesse, ambiziose le promesse.

Bisognerà adesso rimboccarsi le maniche per riuscire a mantenerle. I prossimi passi saranno quelli di trasformare questi 12 punti in un agile documento programmatico, creando una matrice del chi fa cosa, come suggerisce Francesco Cappello di EEN, e dotandolo di indicatori di risultato e di una chiara attribuzione di responsabilità fra gli attori in gioco, come suggerito dalla professoressa Elita Schillaci, della Facoltà di Economia dell’Università di Catania. Un ottimo punto di partenza per stabilire degli indicatori riconoscibili a livello mondiale potrebbe essere il Global Innovation Index citato da Marco Galvagno, docente di Economia, che riporta diversi buoni esempi di come molti paesi europei abbiamo risollevato alcuni settori economici in crisi, partendo da questo indice.

Vulcanìc garantisce pieno supporto al gruppo di lavoro, affinché l’iniziativa non rimanga un episodio isolato. Prossima tappa le tre call for ideas da idea a progetto in scadenza a Febbraio: 12 mesi di accompagnamento, incubazione e accordi pre-commerciali con clienti-finanziatori, secondo un modello no-equity.

Stay tuned!
Partecipa alle call: Da idea a progetto