La banca del tempo come strumento della sharing economy. E per approfondire il tema, cosa c’è di meglio di un incubatore d’impresa? Gli allievi del quinto anno del liceo “Emilio Ainis” di Messina stanno studiando l’economia della condivisione in un percorso di alternanza scuola-lavoro e venerdì 19 hanno visitato gli spazi di Vulcanìc, conoscendo così le professionalità che ogni giorno si occupano di guidare aziende e startup.

 

Il percorso degli studenti

Il progetto è curato dall’associazione messinese LavorOperAzione. “Questo è il secondo anno che affrontiamo un percorso con questa classe”, spiega Antonella Rosetto, presidente dell’associazione. “L’anno scorso abbiamo affrontato il tema Beni comuni e rigenerazione urbana – continua – Quest’anno stiamo approfondendo la sharing economy”. Il coworking – come quello messo a disposizione negli spazi di Vulcanìc – è una delle espressioni dell’economia della condivisione. Altri esempi famosi sono il car sharing e il crowdfunding.

LavorOperAzione, attiva da quasi due anni, “opera in settori formativi in senso ampio. Ci occupiamo di pedagogia sociale e formazione in età adolescenziale e adulta”. Gli allievi del liceo Ainis “hanno competenze in ambito del marketing e della comunicazione”. Una classe molto vivace, quella che si appresta a diplomarsi. “Alcuni vogliono specializzarsi in Economia, altri in comunicazione. Sono dei ragazzi molto intraprendenti”, li descrive Rosetto. Al termine di questo secondo ciclo di lezioni “aiuteranno la banca del tempo di Messina a organizzare e promuovere un concorso”. Un’attuazione reale del percorso di alternanza scuola-lavoro. “La classe sta producendo delle esperienze e noi stiamo trasferendo delle competenze“.

 

La formazione in un incubatore

“Abbiamo deciso di visitare Vulcanìc per capire la funzione di una realtà come un incubatore. Come funziona, a cosa serve”. Un momento di formazione reale, che potrebbe essere utile per il percorso universitario che i giovani maturandi intraprenderanno dal prossimo anno. “Siamo contenti di aver conosciuto questa realtà – conclude Antonella Rosetto – perché potrebbe servire ai ragazzi in futuro”.