“Eppur si muove!”. La galileiana citazione è perfettamente rappresentata dalla legge n.81 del 22 maggio 2017, pubblicata il 13 giugno sulla Gazzetta Ufficiale. Dietro il titolo, “Misure per la tutela del lavoro autonomo non imprenditoriale e misure volte a favorire l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato“, si nascondono novità riguardanti lo smart working con possibili occasioni per chi usufruisce del coworking.

Il Lavoro Agile

legge sul lavoro agileProviamo a leggere quel che si nasconde dietro il burocratese delle leggi. Innanzitutto la norma definisce cosa s’intende per “lavoro agile”: Una prestazione di lavoro subordinato (cioè quando c’è un capo a cui devi rispondere se la tua pausa pranzo dura due mesi), caratterizzata da orari e sedi di lavoro flessibili e dall’uso delle nuove tecnologie. L’intento è conciliare il lavoro con il tempo libero e incrementare la produttività. Prospettiva già familiare a molti liberi professionisti, e che adesso apre nuovi orizzonti a coloro i quali, lavorando come dipendenti, sono stati fino ad ora vincolati alla propria scrivania, magari schiacciati in un sottoscala in puro “Fantozzi Style”. È necessario che la nuova flessibilità dello “Smart working” venga inserita in un contratto scritto e concordato dalle parti. A tempo determinato o indeterminato, l’accordo deve chiarire le modalità in cui il lavoro verrà svolto (entro specifici limiti orari giornalieri e settimanali). 

Nessuna discriminazione economica: la legge impone la parità di trattamento economico tra chi lavora in un tradizionale ufficio e chi svolge le medesime mansioni in ambienti di lavoro meno “convenzionali” (tipo una caffetteria, una spiaggia, un castello gonfiabile o uno spazio di coworking).

Le differenze rispetto al telelavoro

Nello smart work non è necessario legarsi ad una sede fisica, a differenza del vecchio “telelavoro” coniato negli anni ‘90 (ma che, per le sue limitazioni, ebbe scarsa diffusione nel nostro Paese). Basta una connessione ad internet e si può lavorare con uno smartphone anche quando si accompagna fido al parco.

Lo “smart worker” ha inoltre la possibilità di gestire in autonomia i propri orari, dovendo soltanto osservare un monte ore complessivo da raggiungere autonomamente ogni mese. Un modo per aumentare la qualità del tempo dei dipendenti, sia pubblici che privati.

 

Legge perfetta?

lavorare dal telefonoOvviamente no, se lo fosse stata avremmo utilizzato come citazione d’apertura l'”Eureka!” di Archimede. La normativa presenta delle criticità che, seppur non ne mettano in ombra l’importanza, la rendono quanto meno “perfettibile”.

Oltre i giudizi prettamente giuridici, una delle critiche più rilevanti mossa dai commentatori riguarda la tutela degli strumenti di lavoro. Il datore può, ad esempio, fornire computer portatili ma non è tenuto a garantire l’efficienza della rete elettrica utilizzata dal lavoratore. Non è possibile nemmeno tutelarsi nei confronti del datore da eventuali carenze della connessione usata dal dipendente per connettersi e lavorare in mobilità.

Per sopperire a simili eventualità l’uso di spazi di coworking rappresenta la naturale soluzione. Infatti questi ultimi possono assicurare la piena efficienza di tutti gli apparati necessari a chi vi lavora. Si tratta di luoghi studiati appositamente per accogliere coloro che scappano da un semplice ufficio e vogliono trovare un luogo moderno ed accogliente dove svolgere il proprio lavoro.

Si passerebbe quindi da un ufficio all’altro?

Non esattamente, perché in un ufficio “tradizionale” non è certo il lavoratore a stabilire a quali servizi può avere accesso. Infatti il moltiplicarsi degli spazi di coworking ha aumentato le possibilità di trovare un luogo adatto alle proprie esigenze. Ad esempio alcuni sono pensati per le mamme e i papà, con la possibilità di avere annesso un asilo per i figli in modo da non rinunciare alla famiglia. Altri propongono servizi aggiuntivi come la lavanderia o negozi biologici. Vi sono anche strutture che accolgono al proprio interno sia spazi dedicati al coworking sia ambienti per il wellness. 

Inoltre possono trovarsi in luoghi diversi delle nostre città. Un vantaggio per chi vuol lavorare vicino casa senza fare pesare l’onere della connessione internet sulla propria bolletta. Insomma si passa dall’essere legati ad un luogo imposto da altri alla possibilità di scegliere qual è il proprio miglior habitat di lavoro.

 

La pubblica amministrazione

Chi è già arrivato a leggere fin qui, avrà notato che sono stati citati anche i lavoratori del settore pubblico. Infatti è stata annunciato lo stanziamento di risorse per avviare una sperimentazione con oggetto lo smart working. L’intenzione è di far sì che nei prossimi anni, il 10% dipendenti pubblici prestino servizio attraverso forme di lavoro agile.

In futuro potremmo vedere impiegati pubblici lavorare “gomito a gomito” con una giovane start-up, avvicinando la burocrazia al cittadino. Un’opportunità per imprenditori e professionisti, che possono trovarsi letteralmente accanto esperti in grado di informarli sui meccanismi delle amministrazioni pubbliche.

Quindi?

smart workingDa una prima analisi del testo di legge, il Jobs Act del lavoro autonomo sembra un’ottima opportunità per il coworking. Perché invoglia ad esplorare le nuove forme con cui si può intendere il lavoro. Rimettere al centro le competenze e non la mera timbratura di un badge.

Gli intenti della legge – migliorare l’efficienza e la qualità di vita dei lavoratori – rappresentano le chiavi del successo del lavoro condiviso. Un’ottima base normativa tra l’altro anche per tutte quelle aziende che vogliono aumentare la produttività dei propri dipendenti, riducendo i costi per gli uffici.

 

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